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Posted on 17-12-2011 at position
Filed Under (Logbook) by saro

Mindelo, 30 Novembre 2011

Da Gran Canaria all’Isola di Sal (primo “atterraggio” nell’Arcipelago di  Capo Verde), vi sono circa 800 miglia, in direzione Sud.

Siamo stati fortunati nel trovare un buon vento da Nord che ci ha consentito di percorrere la distanza alla fantastica media di 8,2 nodi.
A Sal abbiamo dato fondo all’esterno del piccolo porto di Palmera avendo trovato all’interno il “tutto esaurito”!


Si tratta di un porticciolo di pescatori che costituisce l’unico porto di arrivo anche per i traghetti che collegano (scarsamente) Sal con le vicine isole dell’Arcipelago, ed è letteralmente intasato da decine di barche da diporto che vi stazionano (alcune appaiono abbandonate) essendo il posto privo di costi (e di servizi).
A terra la stessa atmosfera alquanto desolata già vista al nostro precedente passaggio, se possibile anche ulteriormente degradata per la cronica mancanza di risorse.

L’isola è assolutamente desertificata dalla ormai endemica siccità e la poca  acqua disponibile è quella prodotta da un impianto di desalinizzazione.
Uniche risorse sono la pesca ed il turismo che si sviluppa però dalla parte opposta dell’isola con insediamenti di dubbio gusto e che nulla hanno a che vedere con la natura e le tradizioni del posto.


La grande e bella spiaggia di Santa Maria è adesso devastata da grandi costruzioni per un turismo “low cost” che settimanalmente sforna sull’isola onde di vacanzieri che poco o nulla lasciano ai circa 9.000 abitanti dell’isola.


La musica accompagna tutte le attività. La trovi in ogni angolo, ben identificabile ma mai invadente. E’ nei piccoli bus che, per 50 Escudos Capoverdiani (circa mezzo Euro) ci portano nei due centri principali dell’Isola: Espargos e Santa Maria. Buona musica fuoriesce dalle finestre delle case.
La trovi a Palmeira, nel bar dei pescatori, sull’approssimativa banchina del Porto, la trovi nei locali di Espargos, sulla strada per Santa Maria, dove per l’equivalente di 2 o 3 Euro ti servono una buona bistecca di tonno, la trovi nei locali della via principale di Santa Maria, e la sera spesso la musica è dal vivo, suonata molto bene da musicanti locali.


A Capoverde, da sempre, la musica è qualcosa di ancestrale e unica. La base è sicuramente il “Fato” Portoghese, struggente e malinconico. Cambia totalmente con la forte influenza Africana e Brasiliana diventando qualcosa di unico. Siamo rimasti nuovamente affascinati dalle melodie cantate di Cesaria Evora, sicuramente la nostra preferita e di Lura, la nuova stella della musica Capoverdiana. Porteremo con noi queste melodie che sono già diventate, a bordo di Talina, il motivo dominate di questa prima parte del suo nuovo viaggio.


Dopo due belle giornate trascorse a Sal muoviamo verso la prossima destinazione, la vicina Isola di Sao Nicolau dove c’è il nostro amico Bruno che ci aspetta.

Una bella navigazione notturna, per arrivare alla nostra destinazione alle prime luci del giorno dopo, ed eccoci alla fonda, come da precisa richiesta, giusto davanti alla casa di Bruno.
E’ Sabato e i ragazzi non hanno da andare a scuola quindi eccoli attorno a noi, allegri e discreti, a tuffarsi o a pescare con il loro sistema di accerchiamento dei branchi di pesciolini attorno ai quali, alla precisa indicazione delle staffette in acqua, vengono calate le piccole reti.
Sul molo arrivano in continuazione i pescatori con le prede più importanti, tonni e wa-ho che vengono immediatamente ripuliti, tranciati e messi sotto sale per la loro conservazione fino ai mercati di vendita. La refrigerazione semplicemente ancora non esiste!
Il commercio del pesce è in mano alle donne. Sono loro infatti a prendere in consegna il pescato, a curarsi della salatura e della vendita.


Bruno ci accoglie con una affettuosità che ci confonde! E’ un “giovanotto” di oltre 70 anni con la passione per la pesca d’altura e per la vita. Milanese, imprenditore, 10 anni addietro ha lasciato ai figli le aziende e si è trasferito in questa Isola autentica oasi di serenità con gente dal carattere mite ed ospitale. Lo avevamo incontrato già nel nostro precedente passaggio, quattro anni fa e lo abbiamo ritrovato con immenso piacere.
Appena mi vede mi fa cenno che desidera “bere una birra con me” e capisco che ha qualcosa che desidera dirmi in privato… Purtroppo non è una bella notizia quella che mi da, trattandosi di un grave lutto che lo ha colpito nella sfera più intima. Il suo desiderio di mettermi immediatamente a parte di questo suo immenso dolore mi fa capire, qualora ce ne fosse ulteriore necessità, che quella che si è instaurata fra di noi è una vera amicizia, solida e viva.


Capisco la sua necessità di volere trasmettere a qualcuno, che sente possa comprenderlo, questi suoi sentimenti e sono stato contento di sentirlo supportato dalla mia presenze e dalle mie parole.
Trascorriamo assieme due intensi giorni che culminano nella cena di arrivederci a bordo di Talina, dove viene anche una stupita Regina, la sua compagna  Capoverdiana. Parliamo di pesca e di avventure di mare, come di rigore fra gente che ama il mare. Scopriamo dei percorsi di vita paralleli che, prima di approdare a Capoverde, transitano, per entrambi, da Lampedusa, da Tabarka, da La Galite
Gli facciamo scoprire la nostra maniera di mangiare il tonno crudo, con salsa di soia a wasabi: non li conosceva e ne è rimasto incantato. E’ stato felice di riceverne in dono due confezioni tratte dalla ben fornita dispensa di bordo!
Alla nostra ripartenza, all’alba del giorno dopo ci raggiunge una sua calorosissima telefonata con la promessa che questa volta non lasceremo trascorrere altri quattro anni. Mi dice che presto ritornerà a Milano… Che le mie parole siano riuscite a dare quella scossa positiva che forse andava cercando per ritrovare un rinnovato interesse alla vita …?
La sosta successiva è stata l’Isoletta di Santa Luzia, selvaggia e disabitata. Pare che non vi vivano neanche animali. I fondali sono risultati ricchissimi di pesce, con una varietà di specie che mi ha riportato ai fondali del Mar Rosso. Mi sono immerso con il fucile, in cerca di aragoste. L’acqua torbida e la nota presenza di squali mi hanno “consigliato” di desistere dal catturare qualche preda e quindi … ritorno in barca a mani vuote!


La mattina successiva si riparte per andare a Sao Vincente, Porto di Mindelo, la seconda città dell’arcipelago dove arriveranno dall’Italia Marinella e Roberto a completare l’equipaggio della traversata verso i Caraibi.



Ad aspettarci un’altra “vecchia” conoscenza, una donna italiana che da anni vi si è stabilita: Anna, la nostra amica poetessa e filantropa, Lombarda trapiantata a Mindelo, innamorata della sua nuova vita Capoverdiana.
Siamo letteralmente coperti dalle sue attenzioni, ci parla del posto e di come è cambiata la realtà del luogo, purtroppo in peggio, in questi quattro anni. La crisi che pareva non dovesse lambire l’Isola nel pieno di un boom di espansione turistica, all’improvviso si è manifestata con inaspettata violenza. Risultato cantieri fermi, costruzioni invendute e, tanto per cambiare, disoccupazione e povertà dilagante.


Ci ha parlato dei “suoi” “pequenos meninos de rua” (i bambini di strada) di come vivono (meglio sarebbe dire sopravvivono) dormendo dove capita, mangiando quando possono.

Ci ha raccontato di come sta cercando d aiutarli, delle difficoltà che incontra e della felicità che prova quando riesce a toglierne qualcuno dalla strada. Camminando con lei per le vie di Mindelo abbiamo visto come questi ragazzini la salutano con calore ed affetto, abbiamo visto qualcuno di loro, adesso giovanotto, le si avvicina e le parla leggendo riconoscenza nei loro volti sempre fieri.


Delle sue esperienze con i ragazzi di strada di Mindelo lei ne parla nel suo libro di poesie “tut dret” (tutto bene!) l’unico stampato in due lingue: portoghese e italiano. Se lo trovate sappiate che il ricavato della vendita va interamente alle sue opere a favore dei ragazzi di strada, “affinché possano ricordare con un sorriso la propria infanzia”.
Abbiamo cercato anche noi di lasciare un piccolo segno concreto del nostro passaggio e per chi dei nostri lettori avesse voglia di saperne di più di questa iniziativa rimandiamo al sito dell’Associazione che troverete facilmente digitando su un motore di ricerca “Anna Rocca Capoverde”.

Un caro saluto a chi ci segue,

Saro

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