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Posted on 05-06-2008 at position
Filed Under (Logbook) by saro

La vita a Bonarie, nel Marina “Harbour Village” scorre tranquilla.
La quasi totalità delle barche sono lasciate in porto in attesa che trascorra la stagione estiva, la più pericolosa per via delle perturbazioni cicloniche che “ufficialmente” sono possibili da Giugno a Novembre.
Le Antille Olandesi o Isole ABC sono considerate al di fuori dalla zona interessata agli uragani ancorché negli annali si registra un uragano che ha interessato Bonarie nel lontanissimo 1831… Speriamo bene…!

Sono poche le barche con qualcuno a bordo.
I nostri vicini sono una coppia Tedesco/Norvegese con due bei bambini che veleggiano a bordo della loro “Anemos”, uno sloop in acciaio autocostruito.
C’è poi Klaus, un Danese che di professione fa l’ufficiale dell’esercito e che, grazie al fatto di essere distaccato alla Nato come Osservatore per le missioni all’estero, può concedersi lunghi periodi di assenza per il suo giro del mondo a tappe.
La barca di Klaus è un 28 piedi (8,5 mt) molto spartana ma assolutamente completa, con tanto di timone a vento e pannelli solari.
E’ arrivato fin qui con un amico e adesso è da solo a Bonarie in attesa che passi la “cattiva stagione” e che arrivi qualcuno con cui ripartire.

Insieme abbiamo deciso di fare una “gita” nella vicina Curacao, quindi in tre, Jiri, Klaus ed io, a bordo di Talina siamo salpati il 28 Maggio.
Bella traversata quella da Bonarie a Curacao, tutta con il vento in poppa: saranno “dolori” al ritorno, lo sappiamo bene!
Tappa intermedia a Klein Curacao, una isoletta disabitata che fa da base per le gite giornaliere con partenza da Curacao.
A parte le ore della tarda mattinata e del primo pomeriggio in cui arrivano un paio di barche con non tantissimi turisti, siamo i soli veri padroni dell’incantevole posto.
Isola estremamente piatta, praticamente priva di vegetazione con un vecchio faro al centro.
Come tutti gli altri, il faro adesso funziona automaticamente e quindi la bella costruzione è in stato di abbandono.
L’edificio poggia su degli archi robustissimi, aperti dai quattro lati, in maniera da consentire il libero deflusso del mare quando, nelle giornate di tempesta, sommerge completamente l’isola.
Immagino la durezza della vita delle due famiglie dei faristi che occupavano ciascuna una delle due ali della costruzione, e rivivo le forti emozioni che provavano nel dovere vivere letteralmente circondati dal mare infuriato in attesa che con l’arrivo del bel tempo l’isola riemergesse nuovamente e con essa il terreno circostante la loro casa…
Sulla costa di sopravento, esposta al costante vento da Est, un grosso relitto di una nave da carico, dall’aria sinistra, e li di fianco uno, ancora più triste, di ciò che resta di quello che era una bella barca a vela.
Testimonianze drammatiche di dure vicende di mare che ci portano non già a fare degli inutili scongiuri ma piuttosto a rafforzare le attenzioni e le precauzioni nel nostro andare per mare, come a ribadire ulteriormente il vecchio e mai troppo abusato proverbio dei pescatori siciliani che recita: “al mare bisogna sempre dare del vossia”! (…per i non siciliani, “vossia” sta per “vostra signoria”, massima espressione di rispetto e di incondizionata devozione).

Il giorno dopo siamo a Curacao, nella bella insenatura conosciuta come “Spanish Water”.
Grandissima bacino naturale pieno di baie e spiaggette.
Ville residenziali tutto intorno, alcune molto belle con porticciolo privato, altre con spiaggia privata e moletto.
Il posto offre sicuro rifugio a centinaia di barche di giramondo ed ideale per trascorrervi la stagione degli uragani, per di più, fatto non trascurabile, senza costi di ormeggio.
Me ne aveva parlato Peppino che anni addietro vi aveva a lungo sostato con il suo Swan 42 “Maracla”.
Talmente sicuro da averci lasciato a bordo per un paio di mesi Lucia, la moglie e Blu, il figlio che allora aveva 5 anni, per potere fare temporaneo ritorno a casa per accudire il padre gravemente malato.

Visto che la nostra sosta è di soli pochi giorni scegliamo di stare nel Curacao Yacht Club soprattutto per essere liberi di trascorrere del tempo a terra senza doverci preoccupare dei ladri che imperversano nell’aria a caccia di barche lasciate da sole.
Quello della sicurezza è un problema diffuso a Curacao, chiaro sintomo negativo apportato dal notevole sviluppo dell’isola e della sua straordinaria concentrazione di abitatati nonché dai moltissimi Casinò del tutto legali così come in Olanda.
Altrettanto legale la “più antica delle professioni” ancorché molto civilmente relegata, controllata e soprattutto “tassata” così come in Olanda.
Molti gli alberghi, anche grandi, con una clientela prevalentemente Olandese ed Americana fatta soprattutto di giovanissimi con tanta voglia di divertirsi.

Ci avevano parlato del “Mambo”, un locale sulla spiaggia molto frequentato: la realtà ha superato ogni immaginazione: siamo arrivati al primo pomeriggio ed abbiamo fatto fatica a districarci fra la massa umana per raggiungere la spiaggia: altro che Rimini in piena stagione!
Musica dal vivo e balli dappertutto, grande rissa attorno ai vari banconi dei bar. Naturalmente, birra a fiumi!
Siamo usciti dopo le due di notte e la situazione non era per niente cambiata…

L’indomani immersione al relitto del Tugboat, una pilotina in acciaio ben conservata che giace a bassa profondità nei pressi della spiaggia di Caracasbay.
Interessante la visita alla capitale Willemstad con le sue casette fronte mare tutte rigorosamente in stile Olandese perfettamente conservate.
Le navi, molte quelle da crociera, possono accedere alla grandissima baia naturale solo quando il grande ponte galleggiante è aperto.
Con i suoi oltre 200 metri è il ponte su barche più grande al mondo.
Così come il golfo naturale di Willemstad è più grande dei Caraibi.
Per questo venne molto conteso fra i conquistatori Olandesi, Inglesi e Spagnoli che nei secoli lo hanno, a turno, controllato.
Spagnole sono le torri all’ingresso della baia e soprattutto il Forte, di recente restauro, oggi sede di ristoranti e bar.
All’interno della baia molto caratteristico il “Mercato Galleggiante” in cui trovano posto le barche provenienti dal vicino Venezuela stracariche di frutta e di ogni genere di vegetali. Il “trasbordo” dalle barche ai banchi di esposizione e di vendita è immediato e le barche fungono da naturale “retrobottega” e da deposito.
Prezzi economici e qualità eccellente. Una delizia le papaie, i mango gli avocado, gli ananas.
Qui ho conosciuto i “mispelo”:colore e forma di patata con all’interno un frutto estremamente dolce dal sapore intrigante.
Altro esempio ben conservato dell’era coloniale è il Bar Ristorante “The Gouvereur” la cui grande balconata sotto gli archi e soprattutto il ristorante nel lussureggiante giardino interno mi hanno ricondotto all’indimenticabile “Raffles” di Singapore.

L’indomani altra immersione ancora su un relitto, il grande cargo “Superior Producer” affondato una trentina di anni addietro con tutto il suo carico.
Essendo posizionato giusto sulla rotta di ingresso per la baia di Willemstad è stato necessario andare con una guida che ha preventivamente dovuto verificare con le Autorità del Porto che nella mattinata non vi fossero navi in arrivo.
Anche a Curacao, così come a Bonarie, non occorre la barca per raggiungere i luoghi di immersione: basta la macchina.
L’immersione è risultata più faticosa del solito e non tanto per la profondità in cui giace il relitto – 35 metri – ma quanto per la nuotata che c’è da fare fra le onde e contro corrente, con addosso l’ingombrante attrezzatura sub, per raggiungere la grande boa che segnala il relitto.
Ne è valsa la pena!
Il relitto è “posato” dritto sul fondo sabbioso, praticamente intatto.
Acqua cristallina quindi emozionante la visione d’insieme dell’intera grande nave.
Grazie alla guida siamo potuti penetrare in diverse parti dell’interno.
Si entrava da un boccaporto in una fiancata e si usciva da un altro magari a 100 metri di distanza.
Abbiamo potuto scoprire angoli e punti di osservazione particolarmente emozionanti quasi dimenticando che ci trovavamo sotto di oltre trenta metri.
Seduti sulla plancia della sala di comando di poteva vedere la grande prua e, dal lato opposto la poppa: sembrava di essere in navigazione…
Klaus, con il benestare della guida, recupera un “ricordino” prelevando una delle centinaia di bottiglie del carico che forse contenevano profumo.

Si riparte da Curacao per affrontare la difficile rotta del ritorno verso Bonarie: sarà una dura bolina con bordi per risalire il vento.
Talina, dopo mesi di inattività ritorna a mostrarsi nel suo splendore di autentico “animale di razza” fatto per viaggiare e ci offre ore di emozionante navigazione con falchetta in acqua e una velocità costante di oltre 8 nodi.
Siamo con oltre 30 nodi di vento sul naso, con genoa pesante tutto aperto, tutta mezzana e due mani alla randa di maestra.

Ancora una volta ci fermiamo a Keine Curacao che da sola merita il viaggio.
Poi dritti per Bonarie: l’aereo che mi riporterà in Italia è fissato fra tre giorni…
Ancora una volta il tempo è volato!

(3) Comments    Read More   

Comments

ste_isa on 9 giugno, 2008 at 13:38 #

Che rabbia…!!! Ma quanto erano squisiti quei due pescioni, uno dei quali peraltro pescato a mani nude? Cose dell’altro mondo! No, cose dei Caraibi!
Un saluto da isa (e da ste)


Carlo on 10 giugno, 2008 at 22:12 #

Caro Saro,
come sempre ti leggo e con tanto piacere.

Ti auguro un buon viaggio di ritorno in Italia.
Spero di sentirti presto.
Qui in Messico tutto bene, pero come ben sai sono incominciate le pioggie, sono 2 giorni che non smette di piovere.

Un saluto


hennez on 9 luglio, 2008 at 01:00 #

hello saro..

im hennez the girl who you met on bonaire at havanna..remember me?

i had a really good night, the night you left..and a had a few other nice ones with jiri..i forgot to gave him mine and he didn’t gave his email adres..hmm do you want to ask if he want to sent me his? should be really nice..thank you very much

and enjoy your stay at italia!

xxz hennez

hennezzje@hotmail.com


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