mar
25
Posted on 25-03-2008
Filed Under (Logbook) by saro

Sono anchorages-at-isla-sur-aves-de-barlovento-64.JPGdue piccolo arcipelaghi: Les Aves di Sottovento e Les Aves di Sopravento. Il nome pare significhi “casa degli uccelli” e potete immaginare perchè.

Sulla nostra rotta da Los Roques verso Bonaire sono state quelle di sottovento a presentarsi per prime. La carta nautica le raffigura come un labirinto di reef e di bassi fondali dentro i quali sono segnalati alcuni ancoraggi.

Navigazione assolutamente a vista, quindi in piena luce e, non senza qualche apprensione, abbiamo raggiunto il nostro punto di ancoraggio dove ci avevano preceduto i nostri nuovi amici Australiani del Timshel.

Ancora img_0612.JPGuno spettacolo nuovo ed entusiasmante: la solita acqua turchese intenso, una foresta di mangrovie gigantesche e uccelli, uccelli di tutti i colori e di tutte le specie.

Volano su di noi per nulla intimoriti dalla nostra presenza e non si spostano neanche quando li avviciniamo navigando fra le mongrovie con il nostro tender.

Che spettacolo vedereanchorages-at-isla-sur-aves-de-barlovento-84.JPG i loro nidi con dentro i paffuti “cuccioletti”… un candido ciuffo con un puntino nero: il becco. E la mamma sempre vigile e attenta a controllare la situazione… Un equilibrio perfetto fra specie diverse che non si attaccano fra di loro nè si contendono le posizioni.

Siamo “sbarcati” a terra e abbiamo visto che “la foresta” di mangrovie copre solo la fascia costiera. L’interno dell’isola principale è quasi privo di vegetazione con una scogliera corallina sul lato di sopravento, dove le onde del mare aperto frangono rumorose. Curioso il piccolo “santuario dei passaggi”: un angolo di costa in cui i (non molti) navigatori che sono transitati hanno pensato di lasciare un segno della loro visita. Anche noi abbiamo lasciato un segno del passaggio di TALINA (vedere foto)!

Il giornoimg_0622.JPG dopo ancora qualche ora di “bird watching” fra le mongrovie e poi una gita in gommone con Geoff e Deby per andare a trovare dei pescatori ormeggiati non lontano da cui abbiamo “ricavato” un bell’esemplareimg_0651.JPG di parago.

Dopo due intensissimi giorni vissuti a stretto contatto con una natura del tutto incontaminata è tempo di ripartire. Domani mattina sveglia all’alba e, al primo sole, quando le diverse colorazioni del mare ci renderanno possibile l’individuazione dei pericolosi bassi fondali, di nuovo la “gincana” per guadagnare il mare aperto alla volta della nostra prossima meta: L’isola di Bonaire che appartiene al gruppo di tre isole chiamte ABC: un lembo di Olanda nel sud del Mar dei Caraibi.

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mar
23
Posted on 23-03-2008
Filed Under (Logbook) by saro

Le circa 100 miglia di distanza da Blanquilla a Los Roques sono state coperte in una nottata: partiti alle 8 di sera, alle 7 del mattino dopo entravamo nella grande baia di Gran Roques.

Una moltitudineimg_0412.JPG di uccelli festosi ci hanno dato il benvenuto. Vedere i cormorani lanciarsi in tuffo sott’acqua è uno spettacolo unico!

Il piccolo villaggio è composto all’ottanta per cento da “posade”, la maggior parte gestite da Italiani.

Pittoresco e molto trafficato il piccolo aeroporto che è in pratica l’unico mezzo di collegamento con Caracas, a parte le barche da carico riservate alle merci.

Dopo il complessodsc03512.JPG disbrigo delle pratiche di ingresso siamo andati a trovare Antonio, della Posada Maribù che ci era stato segnalato da un amico. Abbiamo trovato un “siciliano verace” che ha saputo costruire, con indubbio buon gusto, un pezzo di Sicila Eoliana in un luogo così lontano.

Sapevamo che a marzo il vento è particolarmente forte e che ci avrebbe impedito di raggiungere molti degli angoli più belli, ma i posti che ci è stato possibile raggiungere hanno confermato alla grande che la fama del posto è del tutto meritata.

Spiagge bianchissimedsc03534.JPG, acqua turchese, uccelli di tutte le varietà, sole forte ma che non si sente troppo per via del vento che non manca mai, insomma è un “postaccio” come pochi al mondo!

Vicino al nostro ultimo ancoraggio, a ridosso del faro di Cayo de Acqua abbiamo notato alla fonda due enormi pescherecci: ci siamo avvicinati con il tender per chiedere di acquistare del pesce: ci siamo ritrovati con un enorme tonno che, visto che non c’è stato verso di pagarlo, abbiamo contraccambiato con del rum!

Una mano a consumarloimg_0529.JPG ci è stata data dall’equipaggio di una barca vicina, che avevamo già incontrato, via radio, durante la veleggiata notturna verso Los Roques: la famiglia Dovis, padre, madre e figlia che vivono sulla loro barca (autocostruita). Partiti dall’Australia 10 anni fa, sono a pochi mesi dal rientro del loro primo giro del mondo.

Domani si riparte in direzione Bonarie (Antille Olandesi). Sulla nostra rotta ancora due piccoli gruppi di isole: le “Les Aves”, ancora venezuelane. Disabitate quelle di sopravento e poco abitate quelle di sottovento. Siamo molto incuriositi e non vediamo l’ora di ripartire!
A tutti i nostri amici un caloroso augurio di BUONA PASQUA da perte di tutto l’equipaggio di TALINA.

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mar
15
Posted on 15-03-2008
Filed Under (Logbook) by saro

E’ stata una “macchiolina” sulla carta nautica del plotter a destare la nostra curiosità.

Ingrandendola è spuntata un’isola, giusto sulla rotta verso “Los Roques”, la nostra destinazione in Venezuela.

La mezzaimg_0214.JPG paginetta del portolano la descrive come abitata solo da una piccola guarnigione della Guardia Costiera Venezuelana, incontaminata e dalle spiagge coralline bianchissime. Non abbiamo avuto dubbi: sarebbe stata la nostra prima tappa in questa Nazione che ci viene descritta come alquanto pericolosa per la navigazione per via di diversi attacchi di malavitosi subiti da barche da diporto. La zona più pericolosa pare sia l’Isola Margherita che da Blanquilla dista solo una cinquantina di miglia… Speriamo bene…!

La partenza da Tobago Cays è stata fissata all’alba del 13, in modo da potere coprire le 190 miglia in poco più di 24 ore con arrivo tassativamente di giorno.

Navigazione con il vento in poppa con solo mezzana e fiocco: una andatura ampiamente sperimentata nella lunga traversata dell’Atlantico. Mare alquanto mosso, con onde stranamente ravvicinate, frutto di mesi di Aliseo, sempre più consistente in Marzo.

Blanquilla è completamente piatta essendo la massima altezza di soli 15 metri, quindi pressoché invisibile fino a quando non “ci sei di sopra”. Ben più visibili sono gli isolotti “Los Hermanos”, alti circa 200 metri, che la precedono.

E lì che ci siamo fermati, la mattina del giorno dopo, per fare il bagno e dare un’occhiata al fondale.

Il benvenutop3140067.JPG ci è stato dato da una barchetta di pescatori che si sono subito avvicinati (…non senza una certa apprensione da parte nostra…) per chiederci da bere (Coca Cola… naturalmente!).

Saluti di circostanza e subito saltano fuori delle aragoste vive che ci vengono offerte (ben 5) in cambio di due bottiglie di vino e delle lattine di Coca Cola.

Scopriamo che le raccolgono con una specie di “narghilè” del tipo che ricordo avere visto utilizzato dai pescatori di spugne Greci: un erogatore (solo secondo stadio) malamente collegato ad un lungo tubo nel quale un rudimentale compressore pompa dell’aria compressa: pare riescono ad andare fino a 25 metri!

Dopo il bagno e una rapida occhiata al fondale che si mostra interessante per via di enormi gorgonie bianche che stranamente si estendono numerosissime anche a pochissimi metri di profondità è tempo di fare rotta verso l’Isola perché c’è da fare le pratiche di ingresso presso la Guardia Costiera.

Il tempo diimg_0244.JPG ancorarci davanti all’unico caseggiato dell’Isola ed eccoli che ci chiamano sul Canale 16: saremo da loro immediatamente appena messo in acqua il gommone.

L’accoglienza è molto amichevole e per fortuna il comandante della guarnigione parla un buon Inglese. Ci informa che “L’Isola è nostra e che possiamo stare quanto tempo vogliamo, liberamente”.

Nelle nostre escursioni a terra ci raccomanda di fare attenzione agli asini selvatici (ciechi…!) che abbondano nell’Isola. Tiene ad assicurarci che non c’è mai stato alcun problema per gli squali che ancorché numerosi, non attaccano perché, dice lui, hanno tanto da mangiare in natura….Decidiamo di crederci anche perché diversamente sarebbe dura restare!

Torniamoimg_0136.JPG a bordo euforici per la bellezza del posto: il Venezuela non poteva presentarsi in una maniera migliore! La sera cena speciale di arrivo con risotto all’aragosta, aragoste per secondo ecc. ecc. (non voglio infierire con chi ci legge…!).

A Blanquilla ci siamo fermati tre giorni scoprendo angoli interni molto suggestivi, insenature bordate da mangrovie e decine di spiagge di una bellezza da mozzare il fiato.

La lasciamo, a malincuore, la sera del 17 per proseguire il nostro viaggio verso Los Roques.

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