Cari amici, dopo un mese indimenticabile trascorso alle San Blas sono rientrato a Milano (le foto che accompagnano questo “pezzo” sono tutte riferite a questo periodo).
TALINA è nuovamente a Colon per piccoli lavori di manutenzione in vista della traversata di ritorno che inizierà a metà Aprile.
Si, con un certo dispiacere ho deciso di rinunciare al grande salto nel Pacifico: per farlo non basta avere la barca “giusta”, non basta avere un buon equipaggio, non basta avere del tempo a disposizione… Occorre anche avere la mente serena e sgombra dai problemi che lasci a casa!!
Ed io ho capito che questa ultima condizione non l’ho ancora raggiunta…
Nessuna amarezza, anzi la certezza che questa che considero una sorta di “prova generale” è stata brillantemente superata!
Non averlo fatto avrebbe probabilmente comportato dei rimpianti…
Due anni sono stati spesi intensamente, con ricordi ed esperienze che faranno per sempre parte del nostro bagaglio personale che niente e nessuno potrà mai toglierci!
Voglio ringraziare innanzitutto la mia famiglia che non mi ha mai fatto pesare le mie lunghe assenze e tutti gli amici che in questo periodo ci hanno seguito attraverso il sito: hanno avuto una parte molto importante nella nostra “avventura”!
Ringrazio in maniera speciale tutti i componenti l’equipaggio, sia i componenti “storici” che quelli che hanno condiviso con noi solo alcuni “pezzi” del viaggio. Quando dico “tutti” non desidero escludere nessuno, neanche quei pochi con cui la vita di bordo non è sempre stata del tutto liscia.
Chi ha esperienza di barca e di navigazione sa perfettamente che sono cose che possono succedere…
A bordo di TALINA sono nate delle belle amicizia che sono certo sopravvivranno al viaggio stesso.
I preparativi per la traversata di rientro sono in atto e nella nostra rotta di rientro contiamo di fare tappa a Cuba e poi alle Azzorre prima del rientro in Mediterraneo. Abbiamo messo in conto dalle 6 alle 8 settimane, tanto per prendercela con comodo e potere visitare tutti i bei posti che incontreremo lungo la nostra rotta.
Abbiamo ancora qualche disponibilità e pertanto chi di voi ha interesse a partecipare alla traversata di rientro… si faccia avanti!
A Colon si vive una doppia realtà: il Marina, ben protetto anche per la vicina base militare e la città, assolutamente insicura.
Il direttore del Marina ci dice che in certi quartieri se ti vedono con una collanina d’oro o una moderna macchina fotografica, non te la scippano… prima ti sparano e “dopo” se la prendono!!
Ma se vai in giro in taxi, magari non da solo e soprattutto senza visibili oggetti di valore, allora il posto può risultare “gestibile”. Noi ci siamo mossi (solo di giorno…) utilizzando le precauzioni che siamo soliti adottare e non abbiamo avuto alcun problema.
La cittadina è all’ingresso del Canale di Panama, lato Mar dei Caraibi e dopo lo smantellamento delle ben sette basi militari internazionali che fino a qualche anno fa controllavano e garantivano l’accesso al Canale, oggi vive soprattutto per la incredibilmente grande “Free Trade Zone” dove ci siamo ritrovati anche noi alla ricerca dei materiali occorrenti alla manutenzione della barca: è stato come ritrovarsi negli anni 80 ad Hong Kong, in un indescrivibile caos di containers e di camion, insegne delle varie attività sovrapposte le une con le altre e un traffico a dir poco impossibile. Vi si trova di tutto ed in enormi quantità. E’ come il “magazzino” dell’intero Centro America!
Naturalmente nessuna indicazione di via o di numero civico e solo grazie alla abilità del nostro tassista siamo riusciti a ritrovare i posti di nostro interesse beneficiando degli ottimi prezzi del posto “tax free”.
La domenica gita a Panama con visita al Canale che abbiamo ammirato dalle chiuse di Miraflores con annesso un interessante museo con la storia di una delle più gigantesche opere della civiltà.
Le moderne navi, che abbiamo appreso, vengono ancora oggi costruite sulla base delle misure delle chiuse del canale vi transitano “ a filo”, al traino dei potenti locomotori abilmente manovrati.
Il transito è a pagamento ed una di queste grandi navi paga cifre dell’ordine del mezzo milione di dollari che sono tanti solo apparentemente essendo solo la decima parte di quanto costerebbe in carburante e tempo fare la rotta alternativa che passerebbe dal Sud America, doppiando il mitico Capo Horn.
Per noi grande emozione specialmente proiettandoci all’interno del canale se e quando decideremo di attraversarlo con la nostra TALINA!!
A disposizione dei visitatori una riproduzione fedele di una sala di comando dalla quale si può provare a “pilotare” una nave posizionandola all’interno del Canale.
Rientrati in barca abbiamo avuto il piacere della visita di Lorenzo ed Hellen, una coppia italo-tedesca arrivata in barca a Colon una decina di anni addietro. Innamorati del posto hanno deciso di fermarsi costruendo la loro casa su un pezzo di foresta sulla riva del Lago Gatun. Ogni anno con “Arca” il loro Halbey Rassy 37, trascorrono dei mesi alle San Blas dove è presente una numerosa comunità di navigatori italiani. E’ li che ci siamo dati appuntamento fra qualche settimana.
TALINA è stata alata il giorno prima della mia ripartenza per l’Italia, con oltre 10 giorni di ritardo. Tutto è pronto per rimetterla in perfetto ordine ed efficienza in attesa di riprendere il mare ai primi di Febbraio nuovamente diretti alle San Blas.
Siamo ancorati davanti all’isola di Walsaladup nel Western Holandes Cays. E’ la terza notte che passiamo qui. La baia e’ ben protetta dai 25 nodi del vento di Nord-Est. Al momento ci siamo noi e un’altra barca.
Al
nostro arrivo eravamo cinque barche. L’isola, inutile ripeterlo, è noiosamente (nel senso che lo sono praticamente tutte) bella. Anche qui, con il sole, i colori sono intensissimi e l’acqua limpidissima. Stamattina, ore 8,30, una gigantesca manta è saltata nuovamente fuori dall’acqua e ancora una volta una forte emozione.
Stamattina mi sono procurato, pescando con la lenza a mano, il pesce per la cena di oggi. Ieri la pesca non è stata fruttuosa perchè pescavo con un amo con l’ardiglione spezzato e dopo avere perso 6-7 pesci mi sono finalmente accorto del problema.
Nel pomeriggio, ultimata la manutenzione di un whinch, Jiri tenterà la cattura di un po’ d’aragoste. Le ultime le abbiamo acquistate, ma erano tutte di piccola dimensione e questo ci ha creato dei problemi etici.
Abbiamo allora deciso che rinunceremo ad acquistare o pescare quelle piccole.
Dopo la partenza di Luigi e Gino ci siamo subito spostati a Narganà per un “rinforzino” della cambusa. Abbiamo acquistato frutta e pane e abbiamo anche scoperto che la locale scuola è dotata di una quindicina di computer collegati a Internet che vengono messi a disposizione gratuitamente anche dei turisti. Io che ero rimasto a bordo non ho potuto usufruirne.
Narganà, la porta di accesso alle San Blas per via aerea, è decisamente brutta. Quando arrivai quì la prima volta, appena sbarcato dal piccolo aereo che mi aveva portato da Panama, mi sorse subito il dubbio di avere preso un gigantesco granchio: dov’era la bellezza che mi era stata decantata? Il dubbio è durato solo mezza giornata. Appena ci siamo spostati a Green Island ho avuto la conferma di quello avevo letto e sentito.
Anche noi dopo il “rinforzino” raggiungiamo Green Island, che dista poche miglia da Narganà, dove rimaniamo per due giorni. Qui incontriamo nuovamente il “Wonderland”, un ketch di proprietà di una signora americana, che a lungo ha sostato a Bonaire.
Il tempo a Green Island è decisamente brutto: un vasto fronte nuvoloso oscura il sole. La montagne della vicina terra ferma formano una barriera naturale che impedisce alle nubi di spostarsi. Questo ci induce a lasciare Green Island per Western Holandes Cays dove al momento siamo.
FELICE 2009 A TUTTI!!!!
Renato